Le PhD Annual School 2026 del Dottorato di Interesse Nazionale in Scienze Motorie e Sportive sono spazi strutturati di alta formazione multidisciplinare, di scambio e confronti diretti: contesti dove si crea una comunità di pratiche per crescere professionalmente. La prima esperienza si è tenuta a Verona, nel dicembre del 2024: una edizione incentrata sulla misurazione del movimento umano; la seconda a Gallipoli, nel settembre del 2025, in collaborazione con l’Università di Bari e con un taglio sulle didattiche innovative delle attività motorie e sportive. Quella di pochi giorni fa, dal 3 al 6 giugno, a Roma, al “Foro Italico”, in sinergia con Roma4 e la Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL).
Della Phd Annual School è soprattutto la dimensione relazionale, il lavoro di gruppo e la condivisione di esperienze che rende questi momenti occasioni di formazione e trasformazione al contempo.
L’edizione romana ha messo al centro un tema che attraversa trasversalmente le scienze motorie contemporanee: la performance, con le sue valutazioni, e le prospettive future dello sport. Un filo rosso che ha guidato le plenary lectures, attività pratiche e laboratoriali, esperienze sul campo e momenti di confronto tra le/i 90 dottorande/i, docenti, ricercatrici e ricercatori provenienti da 27 atenei italiani.
Fin dall’apertura, la School ha ribadito la sua essenza: un luogo di incontro tra saperi, generazioni e approcci disciplinari, pensata come emblematico momento di formazione avanzata e integrazione tra ricerca e pratica.
Confronto scientifico Le plenary lectures hanno offerto una cornice teorica ampia e stimolante: Grégoire Millet (Losanna) ha aperto i lavori interrogandosi sulle interconnessioni tra scienziati/e, coach e atleti/e nell’alta prestazione, un tema cruciale per chi studia la performance come fenomeno complesso e multilivello; Antonio La Torre (Milano e FIDAL) ha portato una riflessione potente su come “i limiti della prestazione umana vengono riscritti” , mostrando come la scienza dello sport, oltre che tecnica, sia oggi anche un motore di trasformazione culturale; Marco Bonifazi (Siena) ha affrontato l’attualità dell’allenamento di resistenza, tra fisiologia, adattamenti e nuove frontiere metodologiche, Maria Francesca Piacentini (Foro Italico) ha discusso il tema del monitoraggio del training tra evidenze scientifiche e rischi di eccesso tecnologico, Paolo Caserotti (Danimarca) ha ampliato il concetto di performance includendo l’invecchiamento, ridefinendo così il concetto stesso di “funzione” e “prestazione”.
I laboratori: dove la teoria prende corpo I laboratori tematici, progettati per fare vivere ai/alle dottorandi/e la ricerca, permettono di accedere a metodologie sperimentali avanzate e ambienti scientifici diversificati. I quattro laboratori hanno esplorato dimensioni complementari della performance: Sbagliare… ma non troppo, un lavoro sul concetto di ripetibilità nella valutazione della performance sportiva, riconoscendone la natura multifattoriale legata alla variabilità del soggetto, all’operatore e alla strumentazione in uso; Misurare l’energetica nello sport, un’immersione nelle tecniche di valutazione metabolica, con la collaborazione del team tecnico COSMED; Markeless motion capture, una analisi della biomeccanica, con l’acquisizione di conoscenze avanzate sulle metodologie di analisi del movimento markerless; Velocity Based Training, la velocità come parametro guida dell’allenamento di forza, tra teoria e applicazioni pratiche. Il lavoro di gruppo finale, con la presentazione dei risultati, ha trasformato l’esperienza laboratoriale in conoscenza condivisa.
Vivere la School come comunità La School non è solo contenuto, è il vivere insieme, il confrontarsi nei corridoi, il riconoscersi parte di una comunità scientifica in formazione. Dai morning workout all’alba sul Tevere, alla cena sociale, fino alla partecipazione collettiva al Golden Gala Pietro Mennea: ogni momento ha contribuito a costruire un senso di condivisione. Il Golden Gala, in particolare, ha rappresentato un ponte simbolico tra teoria e realtà: un’occasione unica per osservare da vicino l’eccellenza sportiva mondiale.
Una School che costruisce futuro La PhD Annual School 2026 ha mostrato, ancora una volta, che il DIN SMeS è sì un dottorato e anche un ecosistema nazionale della ricerca sul movimento umano. Roma ha offerto il contesto ideale per un’edizione dedicata alla performance, intesa non come semplice risultato sportivo, ma come processo, relazione, adattamento, cultura.
“La PhD Annual School è il risultato di un lavoro organizzativo intenso e appassionato, guidato dal desiderio di offrire a dottorande e dottorandi il meglio in termini di formazione, esperienze e opportunità di crescita. Ogni edizione è costruita con cura, con l’obiettivo di creare spazi di confronto autentico, attività laboratoriali avanzate e momenti di scambio che permettano a ciascuna/o di sviluppare competenze solide e una visione ampia della ricerca sul movimento umano”, spiega Federico Schena, coordinatore del DIN.
“Il Foro Italico - dichiara il Rettore, Massimo Sacchetti - rappresenta un contesto straordinario, dove la storia dello sport incontra la ricerca scientifica e la didattica universitaria. La sinergia con Verona ha reso questa edizione particolarmente ricca: gli spazi, i laboratori, le infrastrutture e l’ambiente sportivo hanno trasformato ogni attività in un’esperienza immersiva”.
Sara Bigardi
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