Progetto RE-SHIFT, alla ricerca degli elementi psicoterapici più efficaci per contrastare ansia e depressione

  from 9/14/26 to 12/31/26

Progetto RE-SHIFT, alla ricerca degli elementi psicoterapici più efficaci per contrastare ansia e depressione

Pubblicati su The Lancet Psychiatry i risultati dello studio coordinato da Davide Papola, psichiatra e ricercatore UNIVR. Il lavoro analizza dati individuali di oltre 10 mila pazienti e apre la strada a interventi psicologici personalizzati.

Il progetto europeo RE-SHIFT, coordinato da Davide Papola e supervisionato da Corrado Barbui, si è concluso con la pubblicazione dei risultati su The Lancet Psychiatry, prestigiosa rivista nel campo della salute mentale.

Il progetto ha analizzato i dati individuali di 10.612 partecipanti coinvolti in 30 studi clinici randomizzati condotti in diversi Paesi. L’obiettivo era comprendere quali componenti degli interventi psicosociali, erogati da operatori non specialisti, contribuiscano maggiormente a ridurre i sintomi di ansia e depressione, e per quali persone siano più efficaci.

Come nasce RE-SHIFT e che tipo di dati sono stati analizzati?

RE-SHIFT nasce da un quesito semplice e concreto. Sappiamo che gli interventi psicosociali possono essere efficaci anche quando vengono erogati da operatori non specialisti, ma spesso questi interventi sono composti da molti elementi diversi che sono mescolati insieme. Ci siamo chiesti quali fossero gli elementi più utili e se la loro efficacia variasse in base alle caratteristiche delle persone che ricevono questi interventi.

La pubblicazione dei nostri dati su The Lancet Psychiatry rappresenta il punto di arrivo di questo progetto avviato nel 2022. Per la prima volta abbiamo analizzato, applicando sofisticate analisi statistiche di tipo bayesiano, il contributo specifico delle diverse componenti degli interventi psicosociali somministrati, incrociandolo con le caratteristiche delle persone affette da ansia e depressione che li hanno ricevuti. Abbiamo incluso 34 studi clinici randomizzati e, per 30 di questi, è stato possibile ottenere i dati individuali dei partecipanti. Il campione complessivo comprende 10.612 persone, coinvolte in studi condotti in 20 paesi.

Si tratta, per quanto ne sappiamo, della più ampia raccolta di dati individuali mai realizzata in “Global Mental Health” per questo tipo di analisi. Il lavoro ha richiesto la collaborazione di numerosi gruppi di ricerca internazionali e l’armonizzazione di dati raccolti in contesti, popolazioni e studi differenti. Abbiamo poi scomposto gli interventi nelle loro componenti fondamentali, tra cui il rafforzamento del supporto sociale, l’attivazione comportamentale, la gestione dei problemi, il rilassamento, il focus sui rapporti interpersonali, le strategie di mindfulness e di ristrutturazione cognitiva.

Quali sono le componenti più efficaci?

Tre componenti hanno mostrato il contributo più consistente alla riduzione dei sintomi di ansia e depressione. La prima è il rafforzamento del supporto sociale, cioè l’aiuto alle persone nel costruire o riattivare reti di sostegno emotivo e pratico, coinvolgendo familiari, amici o altre figure significative. La seconda è l’attivazione comportamentale, che aiuta a individuare e andare verso obiettivi pratici nella quotidianità, programmare attività e contrastare l’evitamento. Il terzo è il problem solving, basato sull’apprendimento di strategie per affrontare in modo sistematico difficoltà presenti e future. Tra queste, il supporto sociale ha mostrato l’effetto più marcato. Il suo contributo di efficacia è risultato circa doppio rispetto quello dell’attivazione comportamentale e del problem solving.

Il risultato sul supporto sociale sembra avere anche un significato più ampio

Certamente. Le relazioni e le condizioni sociali quotidiane sono fondamentali per la salute mentale. Rafforzare il supporto sociale comprende, per esempio, migliorare la comunicazione con i familiari e gli amici, la partecipazione a gruppi, il sentirsi compresi dagli altri, ma anche l’accesso a risorse pratiche, come ad esempio l’accesso a opportunità di formazione professionale.

Questo mette in discussione la dicotomia tra cura dei disturbi mentali e intervento sui determinanti sociali a loro sottesi. Sostenere le relazioni e migliorare le condizioni di vita è alla base della cura della sofferenza psichica. Credo sia questo il messaggio più importante.

È stato possibile individuare profili di persone che possono beneficiare maggiormente degli interventi?

Abbiamo capito che l’effetto delle componenti varia in relazione alla gravità dei sintomi e ad alcune caratteristiche sociodemografiche, tra cui età, genere, livello di istruzione, condizione lavorativa e situazione familiare. Ad esempio, abbiamo scoperto che questo tipo di interventi tendono a essere più efficaci, in media, nelle donne, nelle persone più giovani, in chi ha un livello di istruzione più elevato, nelle persone sposate o conviventi e in chi ha un lavoro retribuito. Ma anche che la gravità iniziale del disturbo depressivo correla in maniera direttamente proporzionale al beneficio che si trae dal rafforzamento del supporto sociale, mentre c’è meno associazione tra gravità del disturbo e recupero tramite tecniche di rilassamento.

In che modo questi risultati possono essere utilizzati nella pratica?

Sulla base del modello statistico è stata sviluppata una webapp che può essere consultata da chiunque (https://www.metapsy.org/tools/cnma-lmic). Inserendo le caratteristiche della persona e confrontando combinazioni di componenti dell’intervento, l’applicazione consente di stimare quale combinazione potrebbe produrre il maggiore beneficio relativo. L’obiettivo è aiutare clinici e ricercatori a progettare interventi mirati, soprattutto nei contesti in cui il numero di professionisti della salute mentale è insufficiente.

A tal proposito, questi interventi sono erogati da operatori non specialisti?

Sì. Il modello task-shared prevede che alcune attività di supporto psicologico vengano svolte da operatori non professionisti, mentre i professionisti della salute mentale mantengono funzioni di supervisione, formazione e gestione dei casi più complessi. Questo approccio consente di raggiungere un numero maggiore di persone e può essere particolarmente utile nei contesti a basse risorse.

E che significato hanno questi risultati per la comunità dei ricercatori che si occupa di salute mentale?

Il nostro studio sposta in avanti il target di ambizione della ricerca in salute mentale: non ci si limiterà più a chiedersi se un intervento funziona, ma come funziona, per chi funziona meglio e in quali condizioni. Il nostro studio fa da apripista in tal senso, questo ci fa piacere.

Quali sono ora i prossimi obiettivi?

Vogliamo ora testare l’efficacia delle singole componenti in maniera prospettica. Siamo alla ricerca di un finanziamento che ci permetta di sviluppare un “factorial trial” in cui i pazienti vengono assegnati a ricevere degli interventi che comprendano solo alcune componenti, ma non altre, e in cui l’assegnazione avvenga in modo casuale e indipendente. Infine, vorremmo sapere di più su come queste strategie terapeutiche impattino non solo sulla riduzione dei sintomi, ma anche sul funzionamento quotidiano, qualità della vita, capacità di fare rete con altre persone e soprattutto sulla possibilità di mantenere nel tempo i benefici tratti dalla terapia.

 

Ringrazio Corrado Barbui, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento di UNIVR, e Vikram Patel, direttore del Dipartimento di Global Health and Social Medicine di Harvard Medical School, che sono stati i miei supervisori durante la realizzazione del progetto. Ringrazio anche la Comunità Europea per aver creduto e finanziato il mio progetto, selezionandomi come Marie Skłodowska Curie Postdoctoral Fellow per il triennio 2022-2025. Il finanziamento che mi è stato attribuito è stato determinante per avviare la mia carriera di ricercatore nel campo della salute mentale.

Link all’articolo scientifico

Davide Papola

 

Attachments


Organisation

Department facilities

Share