Programmi mirati di esercizio fisico contrastano l’Alzheimer

L’efficacia dell’esercizio fisico sulla funzione vascolare è nota. Molto meno conosciuto è il forte impatto che l’attività fisica ha sugli adattamenti vascolari in soggetti con la malattia di Alzheimer. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Applied Physiology si concentra proprio sull’interazione tra disfunzione vascolare (in particolare quella periferica) ed esercizio fisico, offrendo indicazioni dirimenti su un argomento ancora non sufficientemente approfondito.

La ricerca, sviluppata nell’ambito di un finanziamento nazionale PRIN, è stata coordinata da Federico Schena, Massimo Venturelli, Nicola Smania e ha coinvolto i ricercatori del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’ateneo e del dipartimento di Diagnostica dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata, insieme alle università di Pescara, Roma e alla Fondazione Arrigo Mazzali di Mantova.

Lo scopo primario del programma di ricerca era identificare, attraverso controlli randomizzati, l’impatto dell’esercizio fisico sulle abilità motorie, sull’autonomia e la funzionalità cerebrale in pazienti affetti da Alzheimer, utilizzando specifici programmi di esercizio da confrontare con le usuali terapie di stimolazione cognitive utilizzate nei pazienti con malattia di Alzheimer.

 “Si tratta di una ricerca mirata –spiega la ricercatrice Anna Pedrinolla che ha condotto le misure vascolari– realizzata con il coinvolgimento di pazienti e dei loro familiari, con un intervento non farmacologico di sei mesi senza interruzioni al termine del quale è stato verificato che la pratica motoria regolare aumenta notevolmente la funzione vascolare periferica nella malattia di Alzheimer. Durante l’esercizio fisico c’è un costante incremento della velocità sanguigna, la quale innesca una maggiore produzione di ossido nitrico e una crescita endoteliale vascolare significativa. Questo studio, le cui ripercussioni positive per la malattia sono già evidenti, si evolverà nel prossimo futuro andando a individuare protocolli di esercizio fisico sempre più specifici e dettagliati, abbinandoli a un programma di supplementazione alimentare che favorisca la produzione di nitrati per ricercare un effetto combinato favorevole”.

L’ambito delle attività motorie preventive e adattate è un campo di recente sviluppo in cui è presente e molto rilevante l’innovazione scientifica. In particolare, è nel corso formativo magistrale dove si formano gli esperti che progettano, conducono e somministrano attività di esercizio fisico adattate alle esigenze e necessità delle persone. L’area di studio delle scienze motorie coinvolge soggetti affetti da patologie correlate alla sedentarietà, patologie cardiovascolari, croniche stabilizzate, di disagio psicosociale e neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer.

“I protocolli che derivano da un percorso di studi così articolato –commenta Federico Schena– danno origine a ricerche, come questa sull’Alzheimer, in cui i programmi di esercizio fisico nascono da sperimentazioni collegate con la didattica e la sua applicazione in attività di ricerca avanzata nei laboratori. In questo studio specifico la programmazione di training di attività moderata, aerobica, esercizi di forza e ad alta intensità erano indirizzati a valutare determinati parametri, come il flusso, la velocità del sangue e la conseguente crescita endoteliale. Fare sperimentazioni e analisi sul movimento e l’esercizio fisico significa progettare e condurre attività di intervento adattate, sia sulle persone sane che soggette a patologie o predisposte ad esse. Queste specifiche competenze si acquisiscono in modo adeguato nel percorso magistrale in Scienze Motorie Preventive e Adattate, attivo all’università di Verona da alcuni anni”.


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